Livellamento della competizione
August 17th, 2007
Alcuni autori ritengono che Internet abbia livellato il campo sotto molti punti di vista. Una piccola impresa può costruire delle pagine Web valide quanto quelle di una grande, e le imprese più grandi non possono contare su un maggior numero di punti vendita, aspetto su cui molte società si sono basate nel commercio convenzionale.
A ben vedere, queste affermazioni non sono però del tutto corrette. Per prima cosa, è innegabile che un sito ben progettato e realizzato sia molto più attrattivo per i clienti, e che i costi che esso comporta siano significativamente elevati. Spesso non ci si rende conto delle reali dimensioni dei costi a causa del fatto che viene preso in considerazione solamente l’investimento iniziale necessario a realizzare le pagine, e non i costi totali di mantenimento. Pur essendo vero che gli strumenti in commercio permettono di creare delle buone pagine con relativamente poca spesa, ciò non toglie che, se si desidera che la presenza sulla rete non sia una passiva pagina di generiche informazioni sull’azienda, è necessario effettuare degli investimenti significativi (in personale, know-how, ecc.) per poter essere sicuri del continuo funzionamento ed aggiornamento di tutte le pagine. Se nel caso del Web una presenza passiva consente comunque all’impresa di pubblicizzare sé stessa ed i suoi prodotti, nel caso del mobile commerce va rilevato che una presenza di questo tipo può essere considerata inutile dato che, come le ricerche di mercato svolte da Nokia hanno rilevato, raramente agli utenti interessa accedere ad informazioni generiche attraverso i dispositivi mobili, dato che essi ricercano piuttosto informazioni di valore, la cui offerta richiede quasi sempre una presenza attiva sulla rete da parte dell’impresa che le offre. Inoltre va rilevato che la maggior parte del valore (e dei costi) non sta nelle singole pagine, ma nelle informazioni che esse sono rappresentate, che possono consistere ad esempio in know-how, servizi, o anche prezzi di prodotti. Dire che non vi sono significativi vantaggi nel commercio elettronico legati alle dimensioni dell’impresa perché il costo della creazione delle pagine è ridotto, è come dire che vi sarebbe un livellamento della concorrenza dei negozi tradizionali se l’arredamento fosse gratuito. Sicuramente, l’investimento necessario sarebbe minore, ma non in maniera decisiva.
Un secondo importante fattore del “non livellamento” (almeno nei termini attesi da molti) va ricercato nella fiducia che necessariamente l’acquirente deve riporre nel venditore quando effettua un acquisto. Infatti, anche a causa delle attuali carenze (e delle mancanze di omogeneità) tecniche e legislative, l’acquirente non è (o non ritiene di essere) completamente tutelato da truffe e comportamenti scorretti del venditore, o anche da carenze nella sicurezza di questo che si possono tradurre nel furto di dati relativi all’utente. Questo fa sì che la fiducia che il potenziale acquirente ha nei confronti della controparte sia un elemento determinante nella decisione d’acquisto. Ed è indubbio che una marca nota generi più fiducia nell’utente di una incontrata per la prima volta, e che quindi l’impresa proprietaria goda di un significativo vantaggio competitivo.


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