Prodotti congiunti
November 29th, 2007
L’ultimo modello di pricing che andiamo ad analizzare riguarda i prodotti congiunti. Secondo questo modello, il cliente acquista un prodotto off-line, prodotto cui però è legato il servizio on-line. Il legame consiste nel fatto che il prodotto “off-line” perderebbe significativamente di valore se venisse offerto separatamente dal servizio on-line.Questo tipo di modello è particolarmente rilevante. Infatti, se da un lato abbiamo visto come vi siano molti prodotti che non sono del tutto idonei ad essere trattati attraverso il mobile commerce, è anche vero che sono sempre utili ed apprezzati i servizi di supporto che sono possibili attraverso il canale dei dispositivi mobili, basti pensare ad esempio all’utilità per il cliente di ricevere sul suo terminale notifiche circa un eventuale ritardo nella consegna della merce.
Brand reinforcement
November 27th, 2007
Un tipo particolare di pubblicità, tale da meritare la costituzione di un modello a parte, è il brand reinforcement. La pubblicità in questo caso non consiste in annunci o link di terze parti, ma nella promozione che l’impresa fa di se stessa e dei suoi prodotti, attraverso il fatto stesso di offrirli attraverso il mobile commerce, con il risultato di aumentare l’intensità del legame tra sé i consumatori.Questo modello ha le sue basi nel riconoscimento che la relazione tra venditore e acquirente è un patrimonio di fiducia, che può generare sempre maggiore valore e reddito. Infatti l’impresa può veder ripagati gli sforzi e gli investimenti fatti per offrire alcuni servizi gratuitamente attraverso l’incremento delle vendite (non necessariamente via mobile commerce) di altri prodotti e servizi.
Pubblicità
November 25th, 2007
Non è strettamente necessario che sia il cliente a sostenere direttamente i costi per accedere al servizio. Vi è infatti anche la possibilità che questi vengano sopportati da imprese, attraverso la pubblicità. Il cliente in questo caso si trova a pagare il servizio solo indirettamente, attraverso il “disturbo” che gli viene dato dal messaggio promozionale. Oltre a ciò va anche tenuto presente una forma di mancato guadagno: il cliente potrebbe vendere personalmente lo spazio che è occupato dalla pubblicità, dato che esistono diverse aziende che offrono delle somme di denaro in cambio della possibilità di inviare messaggi pubblicitari al terminale dell’utente o di inserire banner all’interno delle pagine che visita. In un contesto di mobile commerce, però, i messaggi pubblicitari non possono essere troppo numerosi, soprattutto per il fatto che le risorse tecniche sono limitate, e quindi se queste vengono sfruttate per i messaggi pubblicitari vengono sottratte all’impiego per il servizio, rendendolo poco fruibile.È possibile individuare due sotto-modelli, che si distinguono in base a come viene ottenuto il guadagno da parte dell’impresa:
- Advertising: Viene ospitata la pubblicità di prodotti o servizi offerti da terzi, che in cambio pagano all’impresa un “affitto” per lo spazio occupato.
- Intermediazione: vengono promossi (eventualmente anche solo ospitando i link verso negozi on-line) beni e servizi di terzi, che ripagano il servizio attraverso la corresponsione di una commissione di vendita.
Per il cliente il beneficio derivante da questo modello di pricing è evidente: non è lui a sostenere direttamente il costo del servizio. I terzi, invece, possono essere interessati all’acquisto degli spazi pubblicitari perché possono effettuare una campagna particolarmente mirata: non è infatti particolarmente complicato fare in modo che al cliente venga presentato un diverso messaggio pubblicitario a seconda del contesto in cui si trova, sia nel senso di “storia” delle pagine visitate o dei siti di provenienza, sia nel senso di luogo fisico in cui sin trova l’utente quando si collega: questa possibilità deriva dal fatto che ogni telefono cellulare sa esattamente dove si trova, con uno scarto di pochi metri. Infatti, i telefoni GSM per effettuare correttamente la trasmissione hanno bisogno di conoscere la cella in cui si trovano e la distanza dalla stazione radio. Queste informazioni possono essere più genericamente impiegate per fornire all’utente un contenuto personalizzato in base al luogo in cui si trova, con il vantaggio che non è necessario che sia l’utente a specificarlo, permettendogli così un impiego più efficiente dei servizi offerti.
Un modello di pricing basato sulla pubblicità porta però usualmente degli svantaggi, anche se indiretti, al cliente. Infatti, è difficile che un’impresa offra contenuti altamente personalizzati o di valore elevato basandosi unicamente sul ritorno pubblicitario. Questo modello di pricing si trova infatti applicato soprattutto quando la transazione riguarda informazioni “standard”, che il cliente non sarebbe disposto a pagare direttamente.
Questo modello si trova frequentemente combinato con altri. Un caso in questo senso del tutto particolare è quello, sul Web, di Buy.com. Questa società infatti vende molti prodotti sottocosto, allo scopo di assicurarsi un audience per i messaggi pubblicitari presenti nel sito.
Abbonamento
November 23rd, 2007
Attraverso l’abbonamento, l’utente acquisisce il diritto di accedere al servizio a fronte di una somma fissa in denaro. Questo modello viene talvolta confuso con il pre-pay, ma ne differisce sostanzialmente a causa del fatto che in quest’ultimo caso tutti gli utenti pagano uno stesso canone, a prescindere dall’uso (o dal non uso) che fanno del servizio.Questo modello di pricing porta dei sostanziali benefici all’impresa nel caso che i costi variabili siano trascurabili, poiché consente di calibrare il canone di abbonamento in base al numero previsto di utenti, in modo di avere la certezza della copertura dei costi fissi e un adeguata remunerazione. Per il cliente vi è invece il vantaggio che un uso intensivo del servizio non comporta costi maggiori rispetto ad un utilizzo limitato: perciò è possibile che il valore egli può ricavare dall’uso sia molto più elevato del costo del canone di abbonamento.
L’abbonamento è uno dei modelli di pricing più frequentemente impiegati quando l’oggetto della transazione è costituito da informazioni, in quanto in genere queste si rivelano particolarmente adatte all’applicazione di questo modello. Al contrario, i prodotti che comportano dei costi variabili significativi per l’azienda (quali possono essere beni fisici, ma anche informazioni altamente personalizzate) non si prestano ad essere pagati tramite abbonamento. Ciò però non esclude che un’impresa possa scegliere comunque di impiegare il presente modello di pricing, soprattutto nel caso possa fondatamente ritenere che l’uso che mediamente verrà fatto del servizio dai clienti comporterà costi inferiori a quanto ricavato attraverso il canone di abbonamento.
Post-Pay
November 21st, 2007
La seconda versione del modello pay-per-use che andiamo ad esaminare è il post-pay. Come il nome lascia facilmente intuire, in questo caso il pagamento del prodotto ordinato avviene dopo che il cliente ha deciso l’acquisto. Questo modello può essere ulteriormente specificato, a seconda del momento e delle modalità specifiche del pagamento.
- Il pagamento avviene volta per volta: l’utente paga il prezzo del bene o servizio in seguito ad ogni singolo ordine o ad ogni singolo accesso del servizio. Tipicamente, questo è il sistema che viene impiegato quando il valore della transazione è di un certo valore, o quando il rapporto non è considerato continuativo dalle parti. La gran parte degli altri modelli di pricing infatti presuppone un rapporto continuativo tra le parti. Si pensi ad esempio all’acquisto di una scheda prepagata: il cliente lo effettuerà solo se valuta che userà completamente il valore in essa contenuto, e non per effettuare solo un singolo acquisto per un valore che è solo una frazione del totale.
Per il cliente, il beneficio che risiede nel utilizzo di un modello di pagamento “volta per volta” sta proprio nel fatto che non è costretto ad impegnarsi ad effettuare più acquisti con la stessa società. Per l’impresa vi è un beneficio corrispondente, che consiste nel fatto che aumenta la probabilità di acquisti da parte di clienti con cui non è ancora stato costituito un rapporto di fiducia. A ciò va sommato poi che, mentre con i modelli di pagamento che in un certo qual modo “costringono” l’acquirente ad acquisti ripetuti sono solitamente previsti degli sconti (o per ogni singolo acquisto o sotto forma di bonus), quando il pagamento viene effettuato di volta in volta il cliente è solitamente tenuto a corrispondere l’intero prezzo.
- Il pagamento viene effettuato periodicamente: in questo caso l’impresa concede credito all’acquirente. Con ciò però non ci si riferisce semplicemente al fatto che il pagamento è differito (situazione che invece rientrerebbe nel caso precedente dei pagamenti “volta per volta”) ma al fatto che il cliente effettua più acquisti e, ad una determinata scadenza temporale, il cliente deve appianare il suo debito, formato dal valore cumulato di tutti gli acquisti. I benefici per il cliente dell’applicazione di questo schema vanno ricercati nella semplificazione della gestione delle scadenze e nella possibilità di ottenere credito da parte dell’impresa, senza dover sopportare per questo oneri finanziari (espliciti, in quanto c’è da supporre che comunque l’impresa tenga presente i costi finanziari che si ritrova a sostenere, e li “trasferisca” al cliente all’interno del prezzo dei prodotti acquistati), credito che può essere anche significativo, se vengono adeguatamente gestiti gli acquisti e le scadenze.
Per l’impresa vi è invece la possibilità di procurarsi una clientela più ampia, attirandola con l’opportunità del credito, e di fidelizzarla rendendo maggiormente conveniente un rapporto continuativo. È necessario però valutare molto attentamente la scelta delle scadenze, per evitare di dover sopportare degli oneri finanziari eccessivamente elevati.
- Il pagamento avviene quando viene raggiunta una certa soglia: anche in questo caso l’impresa concede credito al cliente, ma in questo caso il momento in cui dovrà essere saldato il debito non è prefissato in una scadenza precisa, ma viene determinato dal momento in cui la somma dovuta raggiunge una certo limite di valore. I benefici derivanti dall’impiego del presente modello si riscontrano particolarmente quando il valore delle singole transazioni è molto ridotto, ed è quindi sconveniente effettuarle singolarmente perché il costo della transazione sarebbe una percentuale rilevante del costo totale. Al contrario, l’applicazione del presente modello permette di ripartire il costo della transazione su molteplici acquisti. Le imprese devono però essere molto attente nella scelta della soglia dato che, analogamente alle scadenze nel modello precedente, una soglia eccessivamente elevata può comportare elevati oneri finanziari, mentre una eccessivamente bassa non permette di sfruttare i benefici del modello.
Tipicamente, questo modello viene combinato con il precedente in modo che, anche se la soglia non viene raggiunta, il cliente deve comunque appianare il debito dopo un determinato periodo dall’ultimo acquisto. Non è comunque difficile incontrare situazioni in cui ciò non accade, nelle quali quindi il cliente che non raggiunge la soglia di spesa non è tenuto a pagare alcunché. Una scelta del genere viene tipicamente effettuata dalle imprese allo scopo di attirare un’ampia schiera di clienti da cui si “auto–selezionano” quelli maggiormente interessati ai servizi offerti dall’azienda e quindi i più redditizi per essa.
Pre-pay
November 19th, 2007
In base al modello pre-pay, il cliente effettua il pagamento prima dell’acquisto. Non va confuso con il pagamento anticipato, dove l’acquirente paga sì prima di ricevere la merce, ma comunque dopo aver preso la decisione di acquistare, scelto il prodotto ed effettuato l’ordine. Il pre-pay invece non presuppone che il cliente abbia, al momento del pagamento, deciso cosa acquistare, e tanto meno che abbia effettuato un ordine.Il funzionamento del pre-pay è relativamente semplice: il cliente versa alla società (o ad una terza parte) una certa somma di denaro, in cambio della quale riceve una scheda prepagata (fisica o elettronica) che contiene un codice che verrà impiegato nei pagamenti. Con l’acquisto della scheda il cliente si trova ad avere verso l’impresa un credito corrispondente alla somma versata, al netto dell’eventuale prezzo della scheda o della sua “ricarica”. Ogni volta che effettua un acquisto, il suo credito viene diminuito per un valore pari al costo del bene che ha comprato.
Questo sistema, che risulta spesso impiegato per gli acquisti di modesto valore, ha per il cliente il vantaggio che la transazione avviene in modo più anonimo e sicuro rispetto ad altri mezzi quali la carta di credito, e spesso anche con minori oneri finanziari (si pensi al costo per un bonifico bancario).
Per l’azienda che emette schede prepagate vi sono due principali vantaggi, legati entrambi al fatto che la transazione monetaria viene completata ancora prima che l’acquirente richieda il servizio. Il primo vantaggio consiste nella possibilità di ottenere finanziamento a basso costo grazie all’incasso immediato di denaro cui non corrisponde ancora l’obbligo di una prestazione. Non va neppure trascurato il fatto che frequentemente il credito non viene completamente esaurito, ma diventa semplicemente inutilizzabile in quanto è troppo ridotto perché sia possibile effettuare qualunque acquisto, e se a ciò si somma il fatto che raramente le schede vengono rimborsate al 100% nel caso che il cliente decida di interrompere il rapporto, è evidente il guadagno dell’emittente.
Il secondo vantaggio per le imprese consiste nella certezza della consistenza della transazione. Con ciò ci si riferisce al fatto che l’impresa può essere immediatamente sicura del fatto che, una volta che il cliente ha effettuato il pagamento, il venditore riceverà il denaro, in quanto è sufficiente che controlli se il codice che viene introdotto dal cliente corrisponde ad una delle schede prepagate in circolazione e, se questo esame dà esito positivo, se il cliente ha un credito residuo sufficiente. Se anche per questa seconda verifica l’esito è positivo, viene effettuata la transazione e ridotto il credito del cliente per un valore pari alla spesa che ha effettuato.
Un aspetto da rilevare è che solitamente le imprese si “tirano fuori” da eventuali controversie sull’uso improprio dei codici (e quindi dei crediti), attraverso clausole contrattuali che vengono fatte sottoscrivere al cliente al momento dell’acquisto della scheda prepagata. Ciò significa che nel caso un terzo usasse il codice di un cliente, il cliente si potrà rivalere unicamente sul terzo e non potrà pretendere che l’impresa gli riaccrediti la somma che il terzo ha speso.
Pay-per-use
November 17th, 2007
Il primo modello di pricing che andiamo ad esaminare è il pay-per-use, in base al quale il cliente paga in base all’uso che fa del servizio: nel caso di beni fisici, secondo il numero di pezzi effettivamente ordinati. Questo modello è quello tipicamente adottato nel caso della vendita di beni fisici, ed in genere in tutte quelle situazioni in cui l’oggetto della transazione è ha un valore elevato.Pur nell’ambito di un modello pay-per-use, è possibile individuare due specifiche situazioni, che andiamo ad analizzare separatamente: il pre-pay e il post-pay, che si differenziano per quando il cliente effettua il pagamento.
Modelli di pricing
November 15th, 2007
Il modello di pricing è indubbiamente una delle componenti più importanti allo scopo dell’identificazione del modello di business, dato che determina direttamente le fonti di guadagno per l’impresa, e spesso aiuta a comprendere anche le altre tipologie di benefici, talvolta anche per gli altri attori coinvolti. Prova di questa importanza è il fatto che diversi autori tendono a classificare i modelli di business in base al tipo di pricing, quando non a far addirittura coincidere identificare i due concetti. Anche se questo atteggiamento non può essere considerato del tutto corretto, è innegabile la rilevanza dei metodi di finanziamento sulla formula imprenditoriale adottata per raggiungere gli obiettivi strategici dell’impresa.Un grossolano errore che va assolutamente evitato è quello di confondere, come invece talvolta accade, il modello di pricing con il mezzo di pagamento adottato (cioè carta di credito, e-Cash, bonifico, ecc.), dato che con l’analisi di quest’ultimo non è possibile avere una visione dei benefici e delle fonti di guadagno per gli attori coinvolti.
Va messo in rilievo il fatto che l’azienda nella maggior parte dei casi può essere considerata libera di scegliere quale modello di pricing adottare – scelta che effettuerà in base alle proprie scelte strategiche – essendo relativamente poco frequenti situazioni in cui una scelta può essere considerata migliore. I fattori principali che giocano a favore questa libertà possono essere individuati nei seguenti.
- La transazione non riguarda oggetti fisici. La ragione principalmente va ricercata nel fatto che in genere per questi prodotti vi è una rilevante componente di costi variabili (es. costi di produzione e di immagazzinamento), e quindi l’impresa si trova in un certo senso costretta a applicare un modello del tipo pay-per-use nel quale, come vedremo, il cliente paga singolarmente ogni prodotto che acquista. Come abbiamo visto in precedenza, l’oggetto delle transazioni di mobile commerce è costituito principalmente da servizi, beni digitali e informazioni la cui vendita solitamente comporta limitati costi variabili (una volta acquisito il cliente).
- Le singole transazione sono di valore limitato. Questo permette all’azienda di essere ragionevolmente sicura che il corrispettivo che riceve andrà comunque a coprire i costi e a formare una adeguata remunerazione, senza correre rischi eccessivi di un uso dei suoi servizi da parte della clientela superiore alle previsioni.
Varianti intermedie
November 13th, 2007
Frequentemente, i modelli pull e push non si incontrano in forma pura. Questo è dovuto a diversi motivi, tra i quali vi possono essere ad esempio le particolari caratteristiche del bene oggetto della transazione, ma anche le specifiche scelte strategiche dell’impresa.
Un modello di delivery frequentemente impiegato, in particolare nella consegna di informazioni, è il seguente. Si caratterizza per il fatto che l’impresa determina quale prodotto/servizio/informazione inviare al cliente (cosa che può far considerare questo particolare modello come una variante del modello push), ma le informazioni, anziché essere inviate al terminale del cliente, vengono spedite ad un raccoglitore (quale può essere una casella e-mail). Rispetto ai modelli push e pull descritti in precedenza, abbiamo che è l’impresa a dover sostenere i costi di ricerca, ma il cliente comunque deve operare attivamente per controllare se gli è stato spedito qualcosa.

Figura 11 – Modello intermedio tra push e pull
Questa situazione è frequente quando il processo di ricerca e selezione dei prodotti/servizi/informazioni è particolarmente oneroso, e quindi il cliente trova conveniente affidarlo all’impresa, ma le informazioni non siano ritenute adatte all’invio al dispositivo mobile, ad esempio perché non hanno carattere urgente, oppure perché non sono idonee ad essere visualizzate sul dispositivo mobile o ad essere trasmesse attraverso la rete wireless.
Push
November 11th, 2007
Una delle più grandi novità introdotta dal mobile commerce è la possibilità di realizzare una reale consegna di tipo push di dati ed informazioni. Questo modello (Figura 10) si caratterizza per essere asincrono: il cliente in una prima fase specifica all’impresa le caratteristiche dei prodotti che desidera, ed è poi quest’ultima, in una seconda fase, che si preoccupa di individuare e inviare all’utente i prodotti che ritiene saranno di suo gradimento. Questo fa sì che l’utente non debba sopportare direttamente i costi legati alla ricerca (consistenti se non altro nel tempo impegnatovi), che vengono invece sostenuti dall’impresa, che però dal canto suo può contare sulla presenza di economie di scala, riuscendo così ad individuare le informazioni desiderate dal cliente in modo più efficiente.
La difficoltà dell’applicazione di questo modello di delivery risiede nel fatto che molto spesso l’impresa non riesce ad essere del tutto efficace nell’individuazione dei prodotti da inviare al cliente. Questa difficoltà deriva dall’impossibilità per l’impresa di conoscere in modo completo le preferenze dei singoli utenti, che comporta l’incertezza sul fatto che il cliente realmente desideri ciò che gli è stato spedito. Poiché anche il cliente si rende conto di questa situazione, diventa fondamentale la fiducia che egli ripone nell’impresa. Sebbene questo sia talvolta considerato un aspetto negativo, in realtà l’impresa, se riesce a soddisfare adeguatamente l’utente, può contare su una sua rapida fidelizzazione, proprio in considerazione della fiducia che vi è già in partenza.

Questo tipo di consegna è adatto soprattutto alle informazioni, anche in considerazione del fatto che nella produzione di informazioni vi è in genere una forte prevalenza di costi fissi rispetto a quelli variabili. Quindi l’impresa può essere ragionevolmente sicura di ottenere un buon margine di guadagno anche se i clienti fanno un impiego maggiore del servizio rispetto a quanto preventivato. L’impiego del modello push è particolarmente conveniente nel caso di informazioni cui l’utente accede frequentemente, dato che dà a quest’ultimo la possibilità di risparmiare il tempo (ed il costo) della ricerca, e consente all’impresa una elevata precisione nell’individuazione delle informazioni da mandare al cliente.
La consegna push è particolarmente utile anche quando le informazioni riguardano eventi di cui non è noto a priori quando e se si realizzeranno. Immaginiamo, ad esempio, un utente che desideri essere informato quando la quotazione di una determinata azione supera una certa soglia. È chiaro che in una situazione del genere una consegna di tipo push presenta dei sostanziali vantaggi per l’utente, che non deve fare nient’altro che tenere il proprio terminale acceso, rispetto ad una consegna di tipo pull, che costringerebbe l’utente a controllare di persona periodicamente. In più, mentre l’informazione ricevuta attraverso meccanismi push arriva all’utente dopo pochi minuti che l’evento si è verificato, quella ricevuta con strumenti pull è ricevuta con un certo ritardo, che dipende da quanto frequentemente l’utente si preoccupa di verificare l’informazione.
L’invio di informazioni ad un dispositivo mobile è un metodo di consegna particolarmente efficace (forse il più efficace in assoluto) per fargliele arrivare rapidamente. Questo grazie al fatto che il dispositivo mobile è praticamente sempre nelle immediate vicinanze dell’utente: una volta che le informazioni sono arrivate al dispositivo, si può essere ragionevolmente sicuri che l’utente le ha ricevute.
È indispensabile a questo punto focalizzare un elemento di primaria importanza nello studio delle consegne di tipo push nel mobile commerce, e cioè che una consegna effettuata male (ricevuta in ritardo oppure riguardante informazioni differenti da quelle in realtà richieste) viene solitamente valutata in modo decisamente negativo da parte dell’utente. Come abbiamo infatti visto, il rapporto tra l’utente e il dispositivo mobile è molto personale, al punto che egli può arrivare a considerare la ricezione di informazioni non desiderate alla stregua di un’aggressione alla propria privacy. Vediamo dunque come la consegna possa essere un fattore critico, dove si crea un trade-off tra l’esigenza di dare all’utente tutte le informazioni che può desiderare (aumentando quindi la soddisfazione dell’utente) e il rischio di apparire “invasivi” disturbandolo con informazioni che per lui non sono di alcun interesse.

