Negli acquisti convenzionali si hanno diversi gradi di anonimità a seconda dell’acquisto e del metodo di pagamento impiegato. Molti pagamenti che vengono regolarmente svolti non sono per nulla anonimi: gli affitti, le tasse, le bollette indicano chiaramente chi ha effettuato il pagamento e a favore di chi. Anche gli acquisti effettuati attraverso l’impiego della carta di credito, anche se sono molto frequenti (soprattutto in Nord America), non sono certamente anonimi. È comunque sempre possibile pagare in contanti, se lo si desidera.

Il contante, quando speso in quantità non rilevanti, è praticamente anonimo e non attribuibile ad una specifica transazione. Kurt Kleiner presenta vari argomenti sia pro che contro l’anonimità delle transazioni in un suo studio.

Se tutte le transazioni sono identificabili, c’è una maggiore garanzia e sicurezza delle transazioni, in quanto di fatto è impossibile per chiunque truffare qualcun altro. Inoltre lo Stato, conoscendo tutte le entrate dei cittadini, può effettuare una tassazione più adatta, semplificando anche i costi della gestione fiscale per le imprese. D’altra parte le informazioni sulle transazioni possono essere usate per scopi meno “nobili”, per cui il problema di anonimità è in realtà un problema di fiducia nel governo, nelle banche e nelle altre parti che dispongono dei dati. Sarebbe quindi molto opportuno, secondo Kleiner, un compromesso che renda tracciabili almeno le transazioni più consistenti pur garantendo un sufficiente anonimato a quelle di minor dimensioni.

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